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VANESSA E GRETA: LA FEROCIA DEI SOCIAL E LA GIOIA DI RIAVERLE A CASA

Pubblicato su Gli Stati Generali, 16 gennaio 2015

Greta e Vanessa sono tornate a casa. Un minuto dopo il tweet di conferma di Palazzo Chigi sui social – as usual – si è aperto il campionato di chi la spara più grossa. In realtà, è un campionato che era già in corso da un paio di settimane, da quando è stato pubblicato il video con le due ragazze che chiedono aiuto.

Non so cosa si vinca, temo nulla. Solo bruttezza, che è il contrario della bellezza. Bruttezza grammaticale, stilistica, morale, umana, politica.

Mi concentro sull’anatomia di un corpo sociale – il nostro – che si sbatte come Fuffy, il cane con tre teste della saga di Harry Potter, sbranandosi da solo con i denti appuntiti della ferocia.

Greta e Vanessa per qualche giorno saranno l’osso che le teste di Fuffy si contenderanno. Disossate, si passerà ad altro: ad un episodio di cronaca, ad un fatto internazionale, ad un episodio qualsiasi.

Stesso rumore di mascelle, stessi zampilli di bruttezza. Stesso campionato dove non si vince nulla se non un po’ più di imbarbarimento civile.

Nei confronti delle due ragazze rapite le teste di Fuffy si sono concentrate con particolare ferocia: dagli orridi gruppi Facebook dai titoli irripetibili (io ed alcuni altri abbiamo passato settimane a segnalarli a FB e a denunciarli alla Polizia Postale) a fotomontaggi osceni e altrettanto indescrivibili. Va bene, questa testa è quella schifosa, tristemente volgare, si dirà.

È la fogna pulp che utilizza l’infosfera come gli uomini delle caverne che sbranavano le cosce di mammuth pulendosi la bocca sporca di sangue sulle pelli non conciate di orso.

Però anche la testa di Fuffy più moderata e perbene non ha esitato a dire la sua: cretinette, sciocchine, babbione. Invece di stare a casa loro sono andate a mettersi in pericolo.

Non sono mancati consigli ai genitori: incatenatele ai termosifoni, non fatele uscire, le avete educate alla paccottiglia terzomondista ed ora di cosa vi lamentate.

«Ingrate antioccidentali, amiche degli islamici ve la siete andata a cercare», è il refrain più o meno sotteso. La parola “idealiste” diventa sinonimo di sciocchine – nel migliore dei casi – o di idiote matricolate.

En passant, mi ha sorpreso leggere commenti così sprezzanti nei confronti delle “idealiste” da persone che, anagraficamente e per storia personale, facevano le marce contro la guerra del Vietnam o partivano per il Nicaragua sandinista.

Mi è tornata in mente una canzone di Jacques Brel, les Bourgeois, mirabilmente ripresa da Giorgio Gaber con il titolo “I borghesi”. Invecchiare rende invidiosi o sprezzanti nei confronti delle idealità degli altri. Anche questa è natura umana, ci sta.

Fuffy naturalmente ha immediatamente contrapposto “le cretinette” ai marò, senza considerare l’assoluta differenza tra un rapimento ed un’incarcerazione, tra una situazione e l’altra.

L’apoteosi si è raggiunta in serata, ieri, quando fonti arabe (non confermate) hanno diffuso la notizia che sarebbe stato pagato un riscatto da parte dello Stato italiano. Gentiloni smentisce ma, si sa, sui social prosperano gli esperti che ne sanno di più.

L’osso si è fatto più succulento, le tre teste di Fuffy si sono girate una verso l’altra ed hanno cominciato a sbranarsi. I soldi! Le tasse! I miei soldi! Non ci sono i soldi per noi (per la carta igienica nelle scuole, per gli anziani, per i bambini, eccetera eccetera) e spendiamo dei soldi per queste cretinette?

Ora, se fosse confermata la cifra di 12 milioni di euro, il nostro contributo alla vita delle due ragazze sarebbe di 0,20 centesimi a testa, se tutti pagassimo le tasse. Passi anche che lo Stato Italiano ha risarcito le famiglie dei due pescatori uccisi presumibilmente dai Marò (uso il condizionale perché c’è un processo in corso e si è innocenti fino alla condanna, nello stato di diritto) ma Fuffy era distratto e non ha urlato allo scandalo.

Passi anche il fatto che i riscatti vengono pagati anche per liberare l’ingegnere italiano rapito dalle milizie nigeriane intorno ad un pozzo di petrolio o nel caso di un reporter di guerra rapito nell’esercizio delle sue funzioni ed in quei casi il ritorno a casa è celebrato con urla di giubilo e fierezza patriottica. Anche in questi casi le teste di Fuffy dormono e non se ne accorgono.

Quello che è impressionante sono le argomentazioni che non sono simmetriche con altri casi, non lo sono affatto. E’ questa asimmetria che mi colpisce.

Ora, è dai tempi di Sofocle e dal pianto di Antigone che non abbiamo risolto la contraddizione tra la legge degli uomini e quella degli Dei. Tra la legge della città e la legge dell’umanità. Antigone è il simbolo mitico della lacerazione tra due imperativi che insieme non stanno, quasi mai. Si chiama dramma, o tragedia, non a caso. È l’archetipo dentro il quale gli esseri umani si dibattono dall’inizio dei tempi.

Io, personalmente, sono empatica con Antigone ma capisco Creonte. Soffro con lei ma razionalmente so che anche Creonte ha ragione.

Quindi trovo legittima la discussione sulla giustezza del pagamento di un riscatto per salvare una vita umana. Ero piccola, ma ricordo molto bene come l’Italia si divise – soffrendo – durante il rapimento Moro. Antigone e Creonte: mai come allora fu  tragedia in tutta la sua intensità collettiva.

Allora apprezzo eventualmente una discussione pacata sulla fermezza dello Stato, su cosa significhi non cedere di fronte alle minacce, su come interpretare il proprio ruolo in uno scenario internazionale così confuso e così difficile. Ci sta anche una discussione sul ruolo delle ONG e della cooperazione decentrata e su come garantiamo – se è possibile – condizioni di sicurezza a chi porta solidarietà e aiuti.

Quello però che mi impressiona nel caso di specie – Vanessa e Greta – è il “doppiopesismo” di fronte alla vita di due ragazze di 20 anni che hanno rischiato la pelle e tornano a casa. Mi impressiona, al di là della ragionevolezza di alcuni argomenti, la ferocia inusuale nei confronti di due ragazze. Giovani. Idealiste finché volete. In un’epoca di passioni tristi e di bilanci trimestrali a breve scadenza l’idealità delle nuove generazioni a me offre ancora un soffio di speranza.

Vogliono un mondo migliore e più giusto. Che bello. Magari sbagliano su qualcosa, sono ingenue nelle risposte e negli slanci. Forse è la società adulta che ha il compito e la responsabilità di accogliere questi slanci e farli crescere nella loro complessità e ragionevolezza.

Aspetto che Fuffy si avventi su un altro osso. Ci sarà presto, perché Fuffy è vorace e cannibale ed ha bisogno di sangue.

Antigone gioisce mentre un coro di Dissennatori intona la marcia funebre alla bellezza di essere giovani, estraendo dal nostro corpo sociale l’anima e i ricordi. Ogni volta ne rimane un po’ meno, di anima.

Nel frattempo, bentornate ragazze. Per un po’ non connettetevi a Facebook.

 

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