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Gen
2019
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Nei giorni della memoria: la St.Louis, la Sea Watch, i mari, la salvezza negata #neverAgain

Il 13 maggio del 1939 il transatlatico St. Louis salpava da Amburgo con a bordo 937 profughi, quasi tutti ebrei tedeschi, in fuga dalle persecuzioni naziste.

Pochi mesi prima, tra il 9 e il 10 novembre, la notte dei Cristalli aveva dato il segnale definitivo: le persone cercavano di mettersi al sicuro. Vendevano beni e proprietà – quando ne avevano – per fuggire dall’orrore. Svizzera, Sud America, Nord America, Gran Bretagna le mete più sicure.

La st. Louis imbarcò il suo carico di persone in fuga e attraversò l’Atlantico.

Qualche settimana dopo, all’arrivo a Cuba, il governo non concesse ai passeggeri della nave il permesso di sbarco né come turisti, né come rifugiati politici, e solo 22 di loro riuscirono a scendere a L’Avana pagando ciascuno 500 dollari.

La St. Louis si diresse verso gli Stati Uniti, dove venne respinta e impedito lo sbarco. Lo stesso successe con il Canada.

Il capitano del transatlantico, il tedesco Gustav Schröder fece di tutto per proteggere i profughi e negoziò con i governi europei lo sbarco dei profughi, rifiutandosi di restituirli alla Germania nazista.

La nave raggiunse Anversa, il 17 giugno 1939.

Il Regno Unito accettò di accogliere 288 passeggeri,.

I restanti 619 finirono in Francia (224 persone), Belgio (214) e Paesi Bassi (181).

Di questi, più della metà morirono nei campi di sterminio, tra Auschwitz e a Sobibor.

La sordità, l’egoismo, l’indisponibilità ad aprire i porti a persone in fuga dall’orrore è monito, memoria, vergogna.

L’account Twitter https://twitter.com/Stl_manifest – St.Louis Manifest –  ogni giorno testimonia con una fotografia, un nome, una storia, chi si sarebbe potuto salvare. Creato nel 2017 da un ebreo statunitense, ricorda che “quando si chiudono e porte ai rifugiati ci sono delle conseguenze“. Il Museo dell’Olocausto degli Stati Uniti, qui   , ritiene totalmente appropriata l’analogia tra la St. Louis e l’attuale gestione dei flussi di profughi dalla Siria in particolare.

Oggi, 27 gennaio 2019 –  giorno della memoria –  la nave Sea Watch vaga nei mari con il suo carico di persone in fuga dall’orrore che per sordità, egoismo, indisponibilità dei paesi europei e dell’Italia in primis non troveranno pace e accoglienza. Foto, storie, nomi di chi si potrebbe salvare dall’orrore libico.

#never_Again

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