7
Ott
2011
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IN ATTESA CHE ARRIVINO I MAYA….STAY FOOLISH, STAY HUNGRY

Stay foolish, stay hungry..Siate folli, siate arrabbiati.* (*licenza poetica..quando si è affamati si è spesso anche un po’ arrabbiati)

Oggi è morto un visionario che ha anticipato, promosso, indotto bisogni che hanno cambiato il mondo e il nostro modo di comunicare, di lavorare, di vivere. Prima delle sue intuizioni molte cose semplicemente non esistevano. Non esistevano nemmeno gli effetti collaterali, che generano l’adattamento della specie. Per esempio non esisteva l’infiammazione al tunnel carpiale del braccio destro generato dall’uso compulsivo del mouse di prima generazione. D’altronde siamo lenti nell’evoluzione noi umani. Più lenti delle invenzioni dei visionari. Il mignolo del piede e i denti del giudizio servivano qualche decina di migliaia di anni fa e non ce ne siamo ancora liberati malgrado siano del tutti inutili da quando non ci arrampichiamo più sugli alberi e non rosicchiamo più cosce crude di mammut. Il tunnel carpiale si adatterà in seguito, quando ormai il touch avrà definitivamente sepolto il mouse.

E’ da stamattina che l’ultima frase del discorso di Steve Jobs agli universitari della Stantford University mi frulla nella testa.

Da qualche giorno ho anche ripreso ad ascoltare ossessivamente l’album dei Ragazzi di Via Agliè, meraviglioso gruppo di rappers multi multi di Barriera di Milano. Torino Nera, tra tutte: questo straordinario canto alla città, ai suoi abitanti, alla forza del cambiamento che parte dai marciapiedi, dalle scale, dai luoghi meno visibili e più nascosti. La loro poesia mi dà coraggio, mi prende il cuore  e me lo trasforma in senso. Il senso di fare politica, per esempio. Il loro CD mi fa da colonna sonora quando ho l’impressione di vivere gli ultimi giorni del Titanic. “Torino dice stop: questa gente è mia”: mi da una botta di energia, più potente di un caffè al ginseng.

Poi Souad ha finalmente preso la cittadinanza italiana, dopo 15 anni di vita torinese che la rende a tutti gli effetti una giovane di qui. 

Ieri sono stata io ad avere l’onore di farla giurare in nome del popolo italiano. Quel popolo uno e indiviso che si riconosce negli articoli del preambolo della Costituzione della Repubblica Italiana. Quello a cui  Souad, e quasi un milione di ragazzi come lei, sanno di appartenere anche se la Legge finge di non saperlo. Quella legge figlia di una cattiva politica che sfida il buon senso oltre che la civiltà giuridica, il senso di una democrazia matura, la modernità.  Una crocetta sul muro, Souad. Sarò contenta quando sul muro di questo paese ci saranno tutte le crocette che servono: colorate, giovani, piene di energia e di talento. Crocette che disegneranno un muro  capace di dare una prospettiva ai  giovani, tutti. Quei folli e arrabbiati che possono cambiare il mondo. Generalmente in meglio, perché è quasi sempre stato così dai tempi delle cosce di mammut.

Ieri, poi, si è aperto l’hub multiculturale di Via Cecchi, nel quartiere Aurora tristemente noto nelle pagine di cronaca: un altro posto di visionari che ce l’hanno fatta. Il Comune, le Fondazioni Vodafone e Umanamente, la Compagnia di San Paolo. Il Campanile, associazione che di visioni realizzate ne ha avute tante, in questi anni, ed è stata capace di mettersi a servizio. Perché da quelle parti sono una trentina le associazioni, i gruppi, le realtà che useranno degli spazi belli, luminosi, accessibili e condivisi. Spazi dove crescere, fare cultura, imparare, creare. Dove entrare per un motivo e scoprire che ce ne sono tanti altri per restare.

Stamattina Lavazza e IAAD, sotto l’egida del Comune, hanno siglato un accordo. La Lavazza della Carmencita con cui siamo cresciuti noi che andavamo a letto dopo Carosello. Così intrinsecamente legata alla storia imprenditoriale di questo paese e di questa città.

Lo IAAD, un istituto superiore di design che muove giovani talenti da tutto il mondo e da tutt’Italia. Insieme scommettono sul futuro della zona Nord della Città: il nuovo centro direzionale di Lavazza prevede un intera palazzina  per i giovani dello IAAD, nello straordinario e oggi degradato edificio che nel ‘900 era scuola di formazione per dipendenti ENEL. Impresa, talenti, archeologia industriale, sostenibilità ambientale e bella architettura rivitalizzata dalle menti del nuovo millennio. Un quartiere intorno che soffre di troppa vita e di tante contraddizioni ed ha bisogno di scommettere sul futuro e di luci che si accendono. Luci sostenibili, sia chiaro. Perché a noi lo spreco energetico non piace per nulla. Siamo Smart, ricordate?

Li metto insieme, questi episodi. Perché sono successi nelle ultime 24 ore.

Nelle stesse 24 o 48 ore sono successe molte altre cose: la legge-bavaglio, i litigi tra Tremonti e Berlusconi, il declassamento di Mody’s, il crollo dell’edificio di Barletta dove sono morte 4 donne. Che lavoravano a 3,95 euro l’ora. Per 14 ore al giorno. In nero. In Italia, Repubblica fondata sul lavoro.

Un’altra Souad, torinese di origine somala, è stata aggredita su un pulman cittadino nell’indifferenza degli altri viaggiatori perché donna e nera.

Souad così attiva, presente, intelligente, accogliente, amica. In una Torino che, mentre sa crescere i suoi figli, gira la testa dall’altra parte e non vede, non reagisce, non interviene quando la violenza colpisce una sua cittadina. Nera e donna, appunto.

Un ragazzo di 22 anni ha ammazzato un altro ragazzo con una violenza inaudita, shockando un intero quartiere alla finestra, impotente e spaventato. Romeni, dicono i media. Ragazzi, dico io. Giovani vite ridotte ai margini, violente, disperate. Assassine. A pochi passi dall’hub di Via Cecchi, dove altri ragazzi sperimentano invece la capacità di stare insieme, di intrecciare le loro vite per produrre cultura, educazione, sostenibilità.

24 ore di luci e di ombre, di pensieri da fine del mondo e di tracce vitali di futuro.

Allora…stay foolish, stay hungry.

Se non ci sono visionari del futuro, anticipatori di un mondo che non sappiamo ancora qual’è, inventori di nuvole, disegnatori di cieli sopra la testa facciamo davvero fatica a capire cosa è giusto fare, per chi lo facciamo, quale senso diamo alle cose.

Io alimento le mie piccole, mortali e umanissime visioni ascoltando Torino Nera in macchina, abbracciando Souad e le sue sorelle, apprezzando i ragazzi di Ciclofficine che si inventano un modo sostenibile di fare impresa e di rendere migliore la città. Osservando  quelli di QuintaTinta che ballano negli spazi dell’Hub multiculturale di Via Cecchi,ascoltando rapita Francesca Lavazza che parla di design, comunicazione, talenti, innovazione e creatività.

Non perché non ci sia il resto, il lato oscuro della luna. Quello c’è, pervade la quotidianità di ciascuno di noi. Ci fa corrugare la fronte, scuotere la testa. Ci impegna a cercare soluzioni e prospettive se riteniamo che fare politica voglia dire, intanto, offrire risposte. Anche limitate, a breve termine. Capaci di generare qualcosa.

Però abbiamo il dovere di smetterla di pensare che abbiamo tanto futuro dietro le  spalle. Perché c’è invece chi, il futuro, non ha nessuna intenzione di farselo scappare. Per fortuna. E prima o poi ci chiederà il conto: tu, mamma papà assessore deputato dirigente insegnante, dov’eri, cosa facevi, cosa pensavi? Cosa hai fatto perché io possa prendermelo, questo futuro, e stringermelo nelle mani?

Stay foolish. La fine del mondo rimandiamola ad un altro millennio, dai. Abbiamo tanto lavoro da fare.

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