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Feb
2011
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A proposito di musicisti di strada

Vorrei dare il mio contributo al dibattito che si è generato sui musicisti di strada, ritenendo che da questo possano esplicitarsi visioni sulla vita urbana, l’uso dello spazio pubblico e la necessità di trovare equilibri e mediazioni tra i diversi interessi di chi abita e vive la città. Responsabilità della politica e delle istituzioni è quella di aiutare a trovare questi equilibri, anche regolamentando l’uso dello spazio pubblico. Ma è altrettanto chiaro che non tutto è regolabile per ordinanza, editto, legge: l’educazione, il rispetto per gli altri, la tolleranza, il senso civico sono elementi che contraddistinguono il modo con cui, in una comunità locale, si trovano equilibri e mediazioni.

I musicisti di strada nello spazio pubblico credo contribuiscano a renderlo piacevole e vivibile, anche rassicurante. Capisco l’irritazione dei residenti, e sono certa si possa trovare il modo di attenuare il fastidio. Ma credo anche che vedere le piazze di Torino affollate di persone che ascoltano un gruppo di ragazzi con il violino che suonano Vivaldi possa anche generare un sorriso.
Oppure credo si possa camminare un po’ meno irritati se si incontra all’angolo di Piazza Castello un musicista che dona note della Fuga di Bach suonate con bicchieri di cristallo. O se si fanno due chiacchiere con quel gruppo di studenti del Conservatorio di Budapest che in settembre sono passati da Torino, si sono fermati tre giorni ed hanno suonato in Via Garibaldi: stavano girando l’Europa per scoprire la bellezza, dicevano. E non avendo carte di credito dei genitori, e sapendo suonare, giravano in treno con i loro strumenti e si fermavano qualche giorno nelle città belle, mi hanno raccontato in uno stentato inglese.
Poi ci sono bambini piccolissimi che a stento suonano la fisarmonica, che vengono usati dagli adulti per elemosinare. Quei bambini non sono un problema di decoro urbano – perché mi rifiuto di pensare che il problema sia che sono fastidiosi alla vista o alle orecchie. Piuttosto sono un problema di marginalità sociale, di sfruttamento e di insensibilità degli adulti che li usano. Interveniamo con strumenti di contrasto, alla povertà e allo sfruttamento.

Questi strumenti ci sono. Nel pensare allo spazio pubblico della città e al fatto che è luogo di interazione, scambio, contatto tra persone da quando esistono le città, credo sia indispensabile ragionare collettivamente sul limite che ciascuno deve avere nel rivendicare i propri diritti e nel rispettare i propri doveri. Io, per esempio, non suono mai il clacson in città e insegno a mia figlia a parlare sottovoce sul tram. Come Assessore al decoro urbano, discuto continuamente con gruppi di cittadini che vorrebbero vespasiani ogni 150 metri, ed altri gruppi di cittadini che raccolgono le firme se gli si mette un vespasiano vicino a casa.

Ricordo le discussioni aspre nei quartieri quando abbiamo riformato il regolamento di Polizia Urbana, nel 2007, e abbiamo inserito un articolo che vieta ai condomini di vietare il gioco dei bambini nei cortili, fatto salvo il rispetto delle ore di riposo. Una società che trova intollerabile il gioco dei bambini in cortile è una società che deve riflettere seriamente sul limite che intende darsi per crescere e convivere. Recentemente una lettera ad un quotidiano di una residente affermava che la presenza di biciclette – con cui i giovani si spostano la sera per andare nei locali – era chiaro segno di degrado. Bambini, biciclette, vespasiani e musici rischiano di diventare il modo con cui una comunità non si riconosce più, e tende a smarrire il senso del limite.

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