16
Nov
2012
0

UN COMMENTO A CRISTIANA ALICATA, AMICA E COMPAGNA. PERCHÈ IO VOTERÒ BERSANI, LEI VOTERÀ RENZI E IL 26 CI ABBRACCEREMO.

Cara Cristiana,

Oggi il titolo del tuo blog su Repubblica è NOI, e racconti la terza edizione della Leopolda che comincia oggi.
Ecco, quel NOI vorrei provare a disarticolarlo, con amarezza e senza tifoseria.
Noi eravamo tutti li, due anni fa. O, almeno, molti di noi con storie, percorsi, sensibilità, età molto diverse. Quell’energia, e anche gli sguardi ostili di parte della nomenclatura, ci hanno accompagnato a lungo.
Un NOI largo, plurale, pieno di sfumature e accenti diversi. Io c’ero: è li che ti ho conosciuto e ti ho voluto bene.

In quel NOI c’eri tu, Matteo, Pippo, Ivan, Deborah, Laura, Sandro e altri mille mille… un pezzo di generazione che sembrava scommettere sull’insiemistica e non sulla scissione dell’atomo.
L’energia di quel NOI è la grande sconfitta di questa storia: dal giorno dopo sono cominciati i distinguo e le fughe in avanti, la rottura del NOI, i viaggi ad Arcore, i rancori reciproci. L’anno dopo le Leopolde sono diventate due.

Dalla prima edizione della Leopolda è passato un mondo che ci ha costretto a scelte, lacerazioni, conflitti, discussioni, abbandoni. Stanchezze.

E il male di una generazione fratricida che, come dice Saba, non riesce a fare rivoluzioni.

In queste primarie che mi appassionano poco so bene che molti di voi sostengono Matteo perchè intravedono l’opportunità di innovare pratiche e modi di pensare la politica.
Ne ho discusso con tanti di voi e rispetto la vostra scelta. Trovo, anzi, insopportabile dipingere i “renziani” come altro dal campo della sinistra e Matteo come infiltrato. Troppe persone a cui affiderei le chiavi del mio appartamento scelgono Renzi. Altrettanti scelgono Bersani, Vendola e Puppato. Non conosco sostenitori di Tabacci, credo per colpa mia. Vale anche il contrario: la statistica distribuisce il meglio e il peggio con equità. A dimostrazione del fatto che queste primarie coinvolgono la nostra gente, i nostri amici, i nostri familiari – anche le nostre miserie e le nostre meschinità – e ci sono ragioni da comprendere, non da escludere.
Però non siete riusciti a convincermi: mi sfugge il NOI.
Anzi, quello che mi rende diffidente è esattamente quel NOI retorico che si trasforma in monologhi dal palco. Spettacolari, gradevoli, studiati al secondo.
È fondamentalmente il motivo per cui non voterò Renzi alle primarie. Non lo considero il nemico, ne riconosco la capacità affabulatoria ed anche il coraggio a sfidare l’inamovibile nomenclatura nel nostro campo. ..però non mi convince un percorso che rischia di coinvolgere una pluralità di spin doctors piuttosto che una pluralità di pensieri e punti di vista. Mi disturba la semplificazione delle storie politiche, il giocare fuori dal PD con poca attenzione per i suoi militanti. Su alcune questioni intravedo un po’ di gigioneria, altre (come i temi relativi a Welfare, diritti, lavoro) mi sembrano tagliate con l’accetta, per accarezzare target. Altre ancora mi convincono e le sottoscriverei subito. Su alcune questioni non sono proprio d’accordo, ma anche su alcuni contenuti in campo bersaniano ho dei dubbi. E so bene di quali e tante contraddizioni al ribasso ci siano anche da quella parte. Vorrei una sintesi e vorrei che fosse questo il campo dello scontro, delle differenze e poi della ricomposizione.

Non voterò Matteo malgrado il rimpianto per quel NOI della prima Leopolda che non è riuscito a trasformarsi in altro. Ne imputo la responsabilità a tanti ed è uno dei motivi per cui io oggi a Firenze non ci sono.
Anche Laura, donna che stimo e che apprezzo, ha declinato il NOI senza condivisione: peccato, avrebbe potuto essere un’altra bella portabandiera di un processo collettivo e plurale.
In queste primarie non sostengo nessuno: ci sono pezzi dei fantastici 5 che vorrei tenere insieme. Con slancio e libertà. Senza conformismi, calcoli, vecchie appartenenze a cui reagiamo tutti come cani di Pavlov. Cosa che non vedo in questo eterno e triste clima da resa dei conti, guerriglie e tifoserie che nei piani bassi tengono banco ammorbando l’aria.

Non mi sono schierata, non ho firmato appelli. Nessuno mi ha fatto pressione per farlo, e questo lo apprezzo enormemente. Se fosse successo avrei fatto il contrario, per testardaggine. Significa che in questo partito, anche nelle sue diramazioni periferiche, ci sono spazi di libertà e di autonomia. Ho ascoltato, discusso, letto. Ho cercato di sgombrare il campo dalla tigna, dai nervosi, dalle coazioni a ripetere. Ho deciso chi votare e chi mi conosce sa che non mi sottraggo mai alla responsabilità di dire cosa faccio. Fa parte del prezzo dell’essere liberi: ci si dichiara e si dice.
Le primarie ci sono, e questa è già una vittoria che non era scontata. Il 25 andrò a votare sorridendo a tutti quelli che saranno in coda, chiunque essi votino.
Io voterò Bersani, malgrado i dubbi. Voterò una persona perbene segretario del mio partito di cui apprezzo l’onestà pragmatica. Non parla al cuore, forse. A me parla al cervello e questo è quello che chiedo alla politica.
Sperando che la legittimazione di un risultato forte gli consenta di liberarsi dai vincoli, dalle nomenclature e possa prendere pezzi dei fantastici 5 e anche dei tanti che con quei 5 stanno facendo un pezzo di strada. Perchè poi bisognerà vincere le secondarie e poi metterci le mani, in questo paese e nessuno basta da solo.
Questo è quello che gli chiederei se ce lo avessi davanti: garantire con autorevolezza un progetto di cambiamento capace di tenere insieme e non dividere. Prendendo il meglio della voglia di futuro e buona politica che questo paese e la sua parte progressista si meritano. Uscendo, dopo 20 anni, dall’idea che siano i corpi e gli individui, e non le idee e le organizzazioni collettive, a rappresentare la politica. Bersani, per come è e per la sua storia, può garantire un NOI se sarà sufficientemente forte da investire nel progetto e non nel vinavil delle componenti. Magari mi sbaglierò: ma questi sono i miei due euro di scommessa.

Sono irrimediabilmente una ragazza del ‘900: pratico lealtà verso un progetto politico, detesto la fedeltà ad un capo politico.

Nell’inevitabile postpartum dopo il 25 novembre, dovremmo avere tutti la saggezza, l’intelligenza e la voglia di trovare le ragioni per stare insieme. Perchè sappiamo che nessuna nomenclatura è meglio di un’altra, anche se è giovane e meno usurata. Sostituire vecchi lupi stanchi e asserragliati con giovani lupi affamati e feroci non è quello che vogliamo. Ci deve stare a cuore l’intero branco compresi i cuccioli e i lupi anziani. So, in questo, che ci ritroveremo ancora insieme. Perchè il mondo non finisce il 25 novembre. Se hanno ragione i Maya, abbiamo almeno un altro mese davanti…

Condividi questo articolo:
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • MySpace
  • PDF

You may also like

16 marzo 1978. Cominciò così #55AldoMoro
Perchè le parole sono importanti? La faglia, l’Europa e la visione di società che sta dietro alle parole