19
Dic
2012
0

Fate domande, anzi urlatele. Auguri di #futuroProssimo

Ho voglia di dedicare questo brano a mia figlia, ai suoi amici, a tutti quei giovani ragazzi e ragazze che si affacciano al mondo mentre il mondo chiude loro le finestre in faccia e sembra non ci sia modo di tenerle aperte.

Fate domande, anzi urlatele. E’ un canto al dubbio, all’intelligenza, al pensiero critico, alla voglia di scoprire e costruire.

Non è off topic rispetto alla cronaca: senza pensieri lunghi non ci sono neppure quelli corti.

Mancano tre giorni alla fine del mondo: nel #futuroProssimo inventiamoci codici a barre che simboleggino favole e non prezzi di prodotti.  Nella #ProssimaItalia inventiamoci finalmente la possibilità di aprire finestre e non sbatterle in faccia a nessuno. Che siano nati qui o altrove, che amino donne o uomini, che facciano fatica, che siano giovani o meno giovani. Disegnamo una democrazia inclusiva, aperta, capace di ascoltare le domande e costruire risposte. Una democrazia giusta perchè etica, visionaria, cosmopolita e attenta.  Ce  lo meritiamo, tutti e tutte. Che questa fine del mondo sia un inizio.

Tanti auguri. Come scriveva Elsa Morante il mondo sarà salvato dai ragazzini. Se ai ragazzini daremo la possibilità di sognare il futuro.

 “Fate domande. Anzi, urlatele.

Incidete le vostre domande sui piani di vetro delle fotocopiatrici. Raschiatele sui pezzi di ricambio per le automobili e buttateli giù dai ponti, in modo che anche gli archeologi del futuro, quando scaveranno, siano in grado di farsi dubbi sul mondo.

Disegnate occhi nei copertoni delle macchine, nelle suole da scarpe, in modo che ogni traccia del vostro passaggio porti con sé il concetto del pensare, del domandare, dell’essere consapevoli.

Progettate molecole che cristallizzandosi diventino punti di domanda.

Inventate codici a barre che simboleggino favole, e non prezzi di prodotti.

Non dovete buttare nell’immondizia neanche una briciola, se non ci sarà stampata una domanda, un appello al resto del mondo a scoprire un mondo migliore”

 Douglas Coupland, La fidanzata in coma, Feltrinelli, 1998

Condividi questo articolo:
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • MySpace
  • PDF

You may also like

Il megafono, la resistenza e il Ministro dell’Inferno
16 marzo 1978. Cominciò così #55AldoMoro
Call me Ismahel, una storia di resilienza
Un’estate italiana: la storia di Hind Lafran

Leave a Reply