4
Gen
2013
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Diritti e dirittucci: non si può essere un po’ laici.

 In Luglio l’Unità ha ospitato questo mio articolo.

Lo ripropongo qui: spiega perchè penso che Daniele Viotti, e quello che lui rappresenta, sia un valore aggiunto per la #prossimaItalia e il #prossimoParlamento

 

Ho firmato la petizione perchè Daniele venga inserito nelle liste di PD per il Parlamento: qui

Le argomentazioni che vengono usate anche nel campo del centro-sinistra nella discussione sui diritti civili e il matrimonio tra persone dello stesso sesso io non li capisco.

Mi sforzo, sono abituata  a coltivare l’onestà intellettuale di non essere dogmatica e capire i punti di vista, Nonostante questo non li capisco: sottacciono un approccio che non si vuole dichiarare ma che giustifica l’apparente illogicità degli argomenti.

Di solito iniziano con una premessa: non si vuole discriminare, tutti sono uguali, il PD è un partito progressista che riconosce i diritti individuali delle persone (e ci mancherebbe, direi). Tutti sono uguali MA (perché il MA è automatico) è indispensabile promuovere una “piattaforma di diritti differenziati”, così dicono alcuni.  

Le variazioni sul tema sono molteplici, ma il fondo è lo stesso.

In virtù di un diritto naturale si ritiene che chi ha comportamenti, culture, orientamenti difformi da questo non rientri a pieno titolo nel novero di chi possa godere pienamente, ed in modo eguale, dei diritti civili. Ha bisogno di una piattaforma a parte: un po’ come le classi differenziali di quando eravamo piccoli.

Dei “dirittucci”, potremmo chiamarli. Concessi perché siamo solidali.

Ora, stiamo parlando di diritti civili: quelli che un cittadino gode in quanto cittadino, che regolano il suo rapporto con altri cittadini e che implicano una tutela e un riconoscimento da parte dello Stato. Quei diritti che, all’atto del loro godimento, non limitano la libertà di nessuno ma accrescono quella di tutti.

La cornice è lo Stato di diritto, laico per antonomasia: la laicità comprende le differenze, le rispetta e le tutela. Si incardina su alcuni principi fondamentali: tra questi quello dell’uguaglianza e quello della libertà. Non può esistere l’una senza l’altra: non si è uguali se non si è liberi. Ma non si è liberi se non si è uguali.

 Estendere i diritti civili a tutti non li sottrae a qualcuno. Consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso non impedisce ad altri di godere dello stesso diritto. Si può tranquillamente credere nella sacralità del matrimonio, ci si può sposare tra eterosessuali. Giurarsi eterno amore davanti all’altare, vestirsi di bianco vergineo o firmare con i testimoni davanti all’Ufficiale di Stato Civile.

Anche perché il matrimonio civile è un contratto tra due persone davanti allo Stato e alla società: gli articoli del Codice che lo regolano implicano diritti e doveri tra le due parti. Si parla di coniugi, al plurale.

Non mi voglio avventurare in dotte esegesi di diritto costituzionale, ecclesiastico o civile. Però ne so un po’, almeno di filosofia politica e di filosofia del diritto.

Le argomentazioni che vengono portate dai fautori dei “dirittucci”, si scontrano con la logica.

A meno che non si espliciti un non detto: la propria sensibilità etica deve permeare le scelte del legislatore. Deve valere per tutti. Questo non perché, altrimenti, si viene privati del diritto di credere e comportarsi coerentemente con le proprie convinzioni religiose, etiche o spirituali. Tutt’altro. Implica ammettere, e farsi carico del fatto che in una società plurale l’etica e la sensibilità si declina in modo plurale. E questo mette in crisi un’ambiguità tutta italiana per cui c’è uno Stato laico ma anche una politica che fatica ad interpretarne  i valori fondanti.

 Non si può essere “un po’ laici”, come non si può essere “un po’ incinta”, “un po’ antirazzisti”, “un po’ antidiscriminazioni”. Tertium non datur: se si è laici e si crede nel principio di libertà ed in quello di uguaglianza bisogna ammettere che le  proprie convinzioni personali o collettive rappresentano, comunque, una parte del tutto. Magari maggioritaria ma in ogni caso parte. E lo sforzo che deve fare la politica, ed in particolare quella che sta nel campo progressista, è di rappresentare il tutto tenendo conto delle parti. Anche quelle degli altri. Accettando l’evoluzione sociale e il cambiamento delle culture e delle sensibilità in società sempre più complesse che non possono essere, come una sineddoche, ridotte ad una parte sola.

Un’altra obiezione che viene posta tutte le volte che si solleva la questione dei diritti civili risponde alla logica del “ben altro”. Come fossero un lusso, una ciliegina sulla torta che non possiamo permetterci, perché prima ci sono i diritti sociali.

I diritti sociali, che rispondono alla logica delle pari opportunità e della rimozione delle cause di disuguaglianza sociale, non possono che essere coadiuvati da un impianto anche giuridico che rimuova le disuguaglianze civili.

Se tutti sono uguali sul piano dei diritti, sarà più facile e meno oneroso farsi carico delle disuguaglianze sociali.

Si tratta, per una forza progressista e moderna, di allargare il perimetro dei diritti per disegnare, concretamente, quella democrazia inclusiva di cui parlava Bobbio.

Quella nella quale Daniele, Andrea, Massimo, Dario, Debora, Roberta, Augusto stanno in quanto cittadini: nella pienezza dei loro diritti e dei loro doveri. Riconoscendo loro l’impegno e la responsabilità di costruire una famiglia, che è mutua solidarietà regolata dal Diritto Civile prima di ogni altra cosa.

 Se sapremo andare oltre le ambiguità di questa discussione faremo del bene al centro.sinistra ma soprattutto faremo del bene a questo paese, che da noi attende un progetto di società che tenga insieme e non escluda.

Ad un modello che vuole dirittucci per cittadinucci, io credo si debba opporne uno che vuole diritti per i tutti i cittadini. Nell’uguaglianza e nella libertà.

In quanto a me sono eterosessuale, donna, appartenente alla maggioranza. Ma non riesco a sentirmi libera ed eguale se non lo sono anche gli altri.

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