12
Apr
2011
0

In Corso Vercelli si respira futuro Fratelli IN Italia, c’è spazio per tutti

Domenica in Corso Vercelli il fiume scorreva. Fiume di gente, di persone, di bambini. Di uomini e donne, abitanti della Torino del Terzo Millennio. Corso Vercelli è un posto strano: attraversa la città e se ci si passa in macchina non si colgono i pixel, i dettagli di un luogo vitale, complicato e pieno di sorprese eccellenti, dense, odorose di melting-pot. Ci si passa in macchina, perché è un’arteria che collega il dentro con il fuori e il sangue motorizzato ci scorre di giorno. Di sera le luci si abbassano, come le saracinesche e agli angoli talvolta compaiono fantasmi di un’altra Torino, quella che non vorremmo vedere. Da tempo, in Corso Vercelli e nelle vie intorno, c’è aria di futuro. Si respira piano, con cautela e un po’ di scetticismo. Perché da quelle parti molte cose sono cambiate in fretta e altre non sono cambiate per niente. Nel bene e nel male. E molte cose stanno succedendo.

+Spazio e + Tempo sbarca anche qui, dopo aver contaminato Borgo San Paolo e San Donato (ci hanno lavorato in tanti, ma è un progetto “kantiano”: Ilda con lo spazio e Marta Levi con il tempo..le Circoscrizioni con i territori, la Compagnia di San Paolo con le risorse e le competenze).

Urban 3 – Barriera di Milano fa i primi passi e ha 3 anni di tempo per rimettere un po’ in sesto un quartiere ammaccato. Tre anni sono pochissimi, ma le condizioni ci sono tutte. Ci sono le risorse economiche (dell’Unione Europea pianificate dalla Regione Piemonte ma volute fortemente da questa Amministrazione), la competenza amministrativa e tecnica (malgrado Brunetta e i suoi tornelli, qui c’è alta qualità tra i funzionari pubblici), un territorio fertile e pronto a cogliere la scommessa, cooperazione e lavoro comune tra tanti: Comune, Circoscrizione e comunità locale in primis.

Domenica Corso Vercelli, tra le altre cose,  celebrava anche  i 150 anni dell’Unità d’Italia. “Fratelli d’Italia, fratelli IN Italia”: già il titolo scelto racconta una storia. Che non è sepolta nella nostalgia o nell’identità chiusa e stantia, ma nella creatività sociale di chi sa interpretare il mondo. Si sono tirate fuori le vecchie foto di famiglia, color seppia o con i colori sfocati: quando a Barriera gli “altri” eravamo noi e Piazza Foroni è diventata, nei fatti senza scomodare la toponomastica, Piazza Cerignola. E poi si sono scattate le immagini del mondo che è qui.. Oggi che gli altri siamo tutti; tutti quelli che condividono il destino di vivere nello stesso spazio e nello stesso tempo. Qui e ora.

Nel fiume che scorre voglio fermarmi un attimo attaccata ad un ramo che sporge. Non me ne vogliano quelli che non menziono adesso. Avremo tempo di farlo durante questo viaggio e anche dopo. Perché la vita non finisce il 15 maggio, per nessuno. Voglio parlarvi dei ragazzi di Marachelle perché si affacciano al mondo e ieri, per la seconda volta da quando si è deciso di prendersi il tempo di chiudere il corso, c’erano. Marachelle è un piccolo negozio di caramelle nel cuore di Barriera. Barbara è una giovane donna nata lì intorno, uscita nel mondo per fare altro e poi tornata a casa aprendo uno spazio, piccolo, di dolcezza. Sorride e educa, Barbara. Perché ha una bambina piccola e perché si ricorda che è stata ragazzina di Barriera, qualche anno fa. Intorno al suo negozio trovano approdo ragazzini di Barriera, quelli di oggi. Adolescenti del terzo Millennio.

Non vale neanche la pena raccontare da quali parti del mondo arrivano, perché sono di qui. Ascoltano la stessa musica, giocano a calcio nelle squadre del quartiere, si fanno il 5 quando si vedono. Barbara ne ha fatto un gruppo ed è questa la loro forza. Sono i ragazzi di Marachelle: giovanissimi erranti di una città che cambia. Ce ne sono altri di luoghi così, da quelle parti. C’è l’oratorio di Don Marco e i tanti educatori e adulti, ci sono le polisportive, le associazioni, i corsi musicali di Valprato15, i Bagni di Via Agliè, il teatro Carillon con i suoi burattini. Ci sono le scuole e c’è la Biblioteca di Via Leoncavallo. Ci sono i commercianti burberi che stanno alla porta e salutano. C’è Rosaria con i suoi fiori, ci sono i cannoli siciliani più buoni del mondo…Ci sono le Associazioni di Via – come quella di Corso Vercelli – che progettano e propongono. Insomma: c’è un quartiere che la sua scommessa con il futuro vuole giocarsela fino in fondo.

Però i ragazzi di Marachelle sono timidi e giovanissimi, abbracciati ad una giovane donna che non rinuncia, con dolcezza, ad essere cittadina e a offrire loro la fiducia per diventare grandi. Ieri, in mezzo a quel fiume, quei ragazzi c’erano. In gruppo, insieme agli altri.

Condividi questo articolo:
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • MySpace
  • PDF

You may also like

Come cambierà il nostro modo di raccontare le storie?
Call me Ismahel, una storia di resilienza
Un’estate italiana: la storia di Hind Lafran
Complicità di stupro e ombra del giudizio. Perché anche #meToo serve ad uscire dalle caverne